Origini e significati della Pasqua


Il termine Pasqua, in greco e in latino “pascha”, proviene dall'aramaico: pasha, che corrisponde all'ebraico pesah, il cui senso generico è “passare oltre”. Il significato effettivo della parola non è del tutto certo. Un gruppo di Padri della Chiesa d'origine asiatica (tra i quali Tertulliano, Ippolito, Ireneo) collegano la parola pascha al termine greco pàschein, che significa soffrire. Sebbene l'etimologia del termine non sia corretta, in quest'ipotesi vengono colti i significati intrinseci della Pasqua: il sacrificio e la salvezza. Per un'etimologia più esatta della parola bisogna ricorrere ad Origene ed agli alessandrini, che intendono il senso come “passaggio”. In questo caso il passaggio è attraverso il Mar Rosso, dalla schiavitù alla Terra Promessa, dunque dal vizio del peccato alla libertà della salvezza, attraverso la purificazione del battesimo. Applicata a Cristo, detta etimologia suggerisce il Suo passaggio dal mondo terreno al Padre. Un terzo gruppo di scrittori (Procopio di Gaza, Teodoreto di Ciro, Apollinare di Laodicca) suppone che l'espressione “passa oltre” si riferisca all'Angelo sterminatore, che, vedendo il sangue sulla casa degli ebrei “passa oltre”, salvando coloro che risiedono all'interno: ma, anche, al “passare oltre” alla morte da parte di Cristo. La Pasqua è, infatti, la festa liturgica più importante per il cristianesimo. Originariamente festa pastorale delle popolazioni nomadi del Vicino Oriente, la Pasqua ebraica si trasforma in una festa agricola, quando le tribù iniziano attività più sedentarie. Al di là delle origini prettamente liturgiche delle celebrazioni pasquali, sembra sempre più importante sottolineare il vero significato della Pasqua cristiana. La Pasqua si celebra nell'equinozio, dunque in un giorno di luce continua senza tramonto (la luna piena subentra al sole). La Resurrezione di Cristo porta con sé la salvezza per tutto il mondo cristiano ed è un momento di gioia,che succede al dolore della morte. che succede al dolore della morte..







Buona Pasqua


Nei miei sogni ho immaginato

un grande uovo colorato

Per chi era?Per la gente

dall'Oriente all'Occidente:pieno pieno di sorprese

destinate ad ogni paese.

C'era dentro la saggezza

e poi tanta tenerezza,l'altruismo la bonta',

gioia in grande quantita'.

Tanta pace tanto amore

da riempire ogni cuore.

(trovata nei quaderni di mio figlio)










E' Pasqua


Canta tra i rami un alito di vento una canzone di fiori e d'usignoli, e la canzone impara anche il ruscello che scorre lento. All' improvviso tutto il mondo tace, come in attesa d'una gioia nuova, e sulla terra in fior piena d'incanto scende la pace. Ma allo squillar delle campane a stormo, di gioia sale un inno da ogni cuore: Gesù è Risorto, sia gloria al Signore! Di Pasqua è il giorno.






Ecco come è nata l'usanza delle uova pasquali


L'uovo è sicuramente il simbolo più rappresentativo della Pasqua, per eccellenza la festa della primavera. La tradizione di scambiarsi le uova come segno benaugurale è antichissima, precedente addirittura al Cristianesimo. Simbolo della vita che si rinnova, infatti, l'uovo veniva donato un tempo quando la Pasqua coincideva con i riti primaverili per la fecondità: i Persiani, per esempio, già 3000 anni fa consideravano l'uovo di gallina un segno augurale simbolo della natura che si rinnova; analogamente gli Egizi erano soliti donare all'inizio della primavera uova dipinte ad amici e parenti come augurio di rinascita. I Romani erano soliti dire Omne vivum ex ovo, mentre risale alla tradizione orientale (Cina) l'idea che le origini della Terra vadano fatte risalire a un uovo gigante. Secondo la tradizione cristiana, invece, le uova sono il simbolo della Resurrezione di Cristo. La leggenda narra che Maria Maddalena, di ritorno dal Santo Sepolcro rimasto vuoto, tornando a casa per raccontare il miracolo ai discepoli, si imbatté in Pietro che non le credette schernendola: "Ti crederò solo se le uova che porti nel cestello si coloreranno di rosso". Immediatamente le uova assunsero un colore purpureo e lo scettico Pietro fu costretto a piegarsi davanti a cotanto miracolo. Da allora, alla fine di ogni Messa pasquale, venivano donate ai fedeli uova benedette dipinte di rosso a testimonianza del sangue versato da Gesù. Nel corso del Medioevo la tradizione voleva che uova sode dipinte a mano fossero servite a pranzo e donate ai servitori, mentre nel XV secolo si diffuse l'usanza di servire per colazione un'omlette preparata con le uova deposte dalla gallina il giorno del Venerdì Santo. Contrastanti, invece, le leggende che riguardano la nascita dell'uovo fatto interamente di cioccolato: c'è chi dice che fu Luigi XIV il primo a farle realizzare; altri, invece, sostengono che l'usanza provenga dalle Americhe poiché il cacao è una pianta originaria del Messico.





La colomba pasquale, tra storie e leggende


Questo delizioso dolce di pasta lievitata chiude tradizionalmente il pranzo pasquale insieme alle uova di cioccolato, perché fin dai tempi più remoti, sia all’uovo che alla colomba era attribuito un forte valore simbolico di pace, rinascita e amore. Secondo la Bibbia fu proprio una colomba, con un ramoscello d’ulivo nel becco, a tornare da Noè dopo il diluvio universale per testimoniare l’avvenuta riconciliazione fra Dio e il suo popolo. La colomba, intesa come dolce, sembrerebbe abbia profonde radici nell’epoca medioevale, quando Re Alboino calò in Italia con le sue orde barbariche ed assalì Pavia. Si narra che dopo un assedio di tre anni, arso da un forte desiderio di vendetta, finalmente Alboino riuscì ad entrare in città, alla vigilia della Pasqua del 572 (?). Il sovrano, prima di dare alle fiamme la citta e passare gli abitanti di spada, ricevette in segno di sottomissione vari regali fra i quali anche dodici meravigliose fanciulle che avrebbero dovuto deliziare le sue notti. Mentre stava decidendo sul destino di Pavia, davanti al suo trono, ubicato nel sagrato della basilica, si presentò a parlare un vecchio artigiano con dei pani dolci a forma di colomba: "Sire, io ti porgo queste colombe quale tributo di pace nel giorno di Pasqua”. All'assaggio i pani risultarono così buoni da spingere il sovrano ad una promessa: "In onore di queste colombe, rispetterò la città e i suoi abitanti". Quei doni presentati ad Alboino nascondevano però un sottile inganno. Infatti, quando il re prese ad interrogare le fanciulle che gli erano state regalate, domandando a ciascuna il proprio nome, scoprì che rispondevano tutte a quello di “Colomba”. Alboino comprese l’arguto raggiro che gli era stato giocato, ma rispettò lo stesso la promessa di salvare sia le "Colombe" che Pavia. La creazione della colomba pasquale è legata però anche ad un’altra leggenda, fatta risalire al tempo della battaglia di Legnano (1176), vinta della Lega dei Comuni lombardi contro Federico Barbarossa. L’idea del dolce sarebbe nata ad un condottiero del Carroccio, che avrebbe fatto confezionare dei pani a forma di colomba in omaggio ai tre voltili bianchi, simbolo di protezione suprema, che durante la battaglia si erano posati sopra alle insegne lombarde. I primi ingredienti di questo dolce pasquale erano molto semplici: uova, farina e lievito. La colomba diventò il dolce simbolo della Pasqua italiana nei primi decenni del Novecento, quando l'azienda Motta desice di lanciare sul mercato un dolce simile al panettone d'uvetta e canditi, dalla forma di una colomba ricoperta con una glassa a base di zucchero, pasta di mandorle ed amaretto. La grande popolarità arrivò nel 1930, quando l'azienda milanese commissionò a Cassandre, artista specializzato in manifesti pubblicitari, un disegno sulla colomba che riportava lo slogan: "colomba pasquale Motta, il dolce che sa di primavera". Da allora sono fiorite moltissime varianti di questo dolce, arricchite di creme e farciture varie, o impoverite di mandorle e canditi.





COLOMBA BIANCA
COLOMBA BIANCA Ogni anno io Ti aspetto stanco di sentire urlare le ingiustizie. E in questo giorno ciò che voglio accade. Così vivo. Si eleva la speranza. Aspetto di vedere spalancare...



Alba l' aria.
Rifratta in tripudio radioso, una luce d'onda, trapassa l' opaco pietroso, e lampi di gemma rubino, e fuochi di prisma triclino, irradiano un volto sul pietoso lino. Alba l'aria, nasce il mondo a risorto Splendore, affinchè tu ne rifletta l' amore. Vermiglia un fiore da un ramo di croce, ne possa l' uomo prolungare la luce. Alba l' aria, diamantano gocce di brina al sole del primo mattino; smeraldano pace gli ulivi distesi per campi e sui clivi. Alba l' aria...
di Anna Cervone












Cristo è risorto!
Cristo è risorto veramente,Alleluia! Gesù il vivente, qui con noi resterà. Cristo Gesù, Cristo Gesù. È il signore della vita. Morte, dov’è la tua vittoria? Paura non mi puoi far più. Se sulla croce io morirò insieme a lui, poi insieme a lui risorgerò. Cristo è risorto veramente,Alleluia! Gesù il vivente, qui con noi resterà. Cristo Gesù, Cristo Gesù. È il signore della vita. Tu, Signore amante della vita, mi hai creato per l’eternità. La vita mia tu dal sepolcro strapperai, con questo mio corpo ti vedrò. Cristo è risorto veramente,Alleluia! Gesù il vivente, qui con noi resterà. Cristo Gesù, Cristo Gesù. È il signore della vita. Tu mi hai donato la tua vita, io voglio donar la mia a te. Fa’ che possa dire “Cristo vive anche in me” E quel giorno io risorgerò. Cristo è risorto veramente,Alleluia! Gesù il vivente, qui con noi resterà. Cristo Gesù, Cristo Gesù. È il signore della vita.






Un uovo speciale
-In un prato incantato un folletto ho incontrato dopo essersi presentato una domanda mi ha fatto: " Cosa vorresti trovare dentro l' uovo pasquale?" Ed io : "Vorrei trovare qualcosa di grande e di bello che non riempia un solo carrello. Non si può comprare e nemmeno inventare, ma nel cuore deve maturare. Mi vorrei svegliare la mattina pasquale in un mondo tondo dove regni l' amore profondo, un mondo con i colori dell'arcobaleno per un futuro più sereno, dove tutti sono fratelli non solo nei momenti belli, un luogo dove tutti son felici perché non ci sono più nemici, un universo senza distinzioni affinchè tutti siano senza padroni dove la guerra non esiste più perché nel cuore tutti hanno Gesù. Vorrei che questo non fosse un sogno che si potesse porre un germoglio per poi vedere crescere amore nel profondo di ogni cuore".
dal web





I riti della Settimana Santa
A Taranto

La Settimana Santa a Taranto inizia il giorno della Domenica delle Palme, dopo le consuete celebrazioni liturgiche.
E' in questa giornata che, per ricordare l'ingresso di Gesù a Gerusalemme, le due confraternite che animano questi riti si incontrano.
Si tratta della Confraternita dell'Addolorata e della Confraternita del Carmine.
Al centro delle attività principali vi sono le operazioni di assegnazione, all'uno o all'altra confraternita, delle statue da portare in processione,
per le quali viene indetta un'asta il cui ricavato
è poi destinato ad attività di beneficenza nel corso dell'anno.
La Settimana Santa tarantina si articola in tre processioni successive.
Nel primo pomeriggio del Giovedì Santo, coppie di confratelli (perdùne) si dirigono in pellegrinaggio, con passo lento e dondolante (nazzecate), dalla chiesa del Carmine ai sepolcri allestiti nelle principali chiese della città dove, per l'occasione, gli altari vengono inondati di fiori ed ornamenti funebri in memoria del sepolcro di Gesù.
La tradizione vuole che i sepolcri vengano visitati sempre in numero dispari. A mezzanotte dello stesso giorno prende il via,
dalla chiesa di San Domenico Maggiore (situata nella citta' vecchia), la Processione dell'Addolorata (a cura della Confraternita di Maria SS. Addolorata). Scandita dal suono della troccola (strumento ligneo che regola il ritmo della processione) e da struggenti marce funebri, vede sfilare per tutta la notte, nel simbolico viaggio di ricerca che la Madre compie verso il Figlio, la statua dell'Addolorata e dodici coppie di perdoni recanti una corona di sterpi, in ricordo della corona di spine di Gesù.
Nel tardo pomeriggio del Venerdì ha inizio la Processione dei Misteri (a cura della Confraternita di Maria SS. Del Carmine), caratterizzata dal susseguirsi di sei gruppi statuari portati a spalla per tutta la notte: aperta dal troccolante, vede sfilare, in lenta successione, il Gonfalone (bandiera nera simbolo del Carmine) la Croce dei Misteri, le statue di Cristo all'Orto, Cristo alla Colonna, l'Hecce Homo, la Cascata, il Crocifisso, la Sacra Sindone, Gesù morto e l'Addolorata. Accompagnato da marce funebri attraverso le vie del borgo, il corteo farà rientro nella chiesa del Carmine solo all'alba del mattino seguente quando, in un commovente cerimoniale, il più atteso, il troccolante si avvicinerà al portone della chiesa per bussarvi tre volte con il bordone (il bastone che porta nella mano sinistra), facendovi finalmente rientro, tra gli applausi della gente.
Con il termine di questa seconda processione, si apre l'ultima fase delle giornate a ridosso di Pasqua:
cominciano infatti le ore dedicate alla preghiera e al raccoglimento per riflettere sulla crocifissione di Gesù,
in attesa del suonare festoso delle campane alla mezzanotte tra il Sabato e la Domenica.
E' questo l'annuncio della Resurrezione di Cristo, momento culminante nel quale terminano
i riti della Settimana Santa a Taranto.

Immagini della processione



i Perdoni

il troccolante bussa per far rientrare la processione

per saperne di piu' clicca sulle immagini


uscita dell'Addolorata dalla Chiesa di San Domenico
fotomontaggio


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